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Sorgenti di Canistro, il verdetto del TAR: escluse Santa Croce e Sant’Anna

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
27 Aprile 2026
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Canistro. A Canistro si chiude in tribunale una delle vicende più delicate e simboliche legate allo sfruttamento delle acque minerali del territorio.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Abruzzo ha infatti messo un punto fermo sulla lunga gara ventennale per la concessione delle sorgenti, confermando due esclusioni che di fatto lasciano la procedura senza un vero aggiudicatario e consolidano le decisioni assunte dall’Agenzia regionale Areacom.

Al centro della disputa si trovavano due protagonisti del settore, Santa Croce S.r.l. e Acqua Sant’Anna S.p.A., entrambe escluse dalla procedura per ragioni diverse ma ugualmente decisive. Il risultato finale è che nessuna delle due società potrà gestire le sorgenti di Canistro, una delle aree più rilevanti per il comparto delle acque minerali in Abruzzo.

Per quanto riguarda Santa Croce, il TAR ha respinto il ricorso confermando la legittimità dell’esclusione disposta dalla stazione appaltante. Alla base della decisione vi sono elementi ritenuti gravi e non superabili: debiti fiscali definitivi, omissioni nelle dichiarazioni rese all’interno del Documento di gara unico europeo e uno stato di insolvenza certificato anche dalla documentazione dei commissari giudiziali.

I giudici hanno sottolineato come la presenza di una procedura di concordato non sia sufficiente a superare i requisiti di regolarità fiscale e trasparenza richiesti per contrattare con la pubblica amministrazione, ribadendo l’obbligo per gli operatori economici di fornire informazioni complete e veritiere in ogni fase della procedura.

Diverso il caso di Acqua Sant’Anna, ma analoga la conclusione. Anche in questo caso il TAR ha confermato l’esclusione dalla gara, concentrandosi però sulla tenuta del piano economico finanziario presentato dalla società. Il punto critico riguarda le valutazioni espresse dalla società di revisione incaricata, che aveva evidenziato possibili scostamenti significativi tra le previsioni e i risultati attesi, sottolineando la presenza di elementi di incertezza e rischio tali da mettere in discussione la sostenibilità complessiva dell’investimento. Per il tribunale, la solidità del PEF rappresenta un requisito essenziale nelle concessioni di lungo periodo e la sua inaffidabilità non può essere sanata successivamente, nemmeno attraverso strumenti come il soccorso istruttorio, che non possono alterare in modo sostanziale l’offerta presentata.

Il quadro che emerge è quello di una gara complessa che si conclude senza assegnazione, con entrambe le principali concorrenti escluse per motivi differenti ma convergenti negli effetti. Da un lato, irregolarità fiscali e carenze dichiarative, dall’altro, una progettazione economica giudicata troppo fragile per garantire la sostenibilità dell’investimento nel tempo. Per Canistro, territorio storicamente legato alle sue sorgenti, si apre così una fase di incertezza gestionale.

Tags: abruzzoacquaCanistroNewstar
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