Dalle colline teramane arriva un nuovo tassello nel percorso ancora giovane della spumantistica abruzzese: è quello presentato da Gianluca Galasso, titolare insieme alla famiglia dell’azienda San Lorenzo, che ha avviato un progetto di Metodo Classico ottenuto da vinificazione in bianco di Montepulciano d’Abruzzo. Un’operazione che parte da una riflessione lucida: in assenza di una tradizione consolidata, non ha senso inseguire modelli esterni, ma piuttosto costruire una traiettoria identitaria, anche attraverso scelte non convenzionali.
Il progetto nasce da una fase di sperimentazione ampia, condotta su vitigni autoctoni come Pecorino e Trebbiano, che hanno dato basi tecnicamente valide ma non del tutto convincenti sul piano evolutivo. In particolare, il Pecorino – vitigno oggi centrale nella narrazione regionale – ha mostrato nel tempo derive aromatiche complesse e talvolta invasive che, su uno spumante a lunga sosta sui lieviti, rischiano di diventare un limite più che una risorsa. «Abbiamo provato con altri vitigni, dal Pecorino al Trebbiano: le basi spumante erano anche molto buone, però cercavamo qualcosa che potesse reggere meglio nel tempo e darci una prospettiva più precisa», spiega Galasso.
La svolta arriva con un’intuizione meno scontata: lavorare il Montepulciano in bianco. Non è una novità assoluta, ma resta una scelta minoritaria e, soprattutto, impegnativa. Qui diventa il cuore del progetto. «Avevamo già messo in cantiere un Montepulciano vinificato in bianco e da lì abbiamo deciso di fare una prova vera, con una piccola produzione. Dopo 24 mesi sui lieviti abbiamo assaggiato le bottiglie e il risultato ci ha convinto: è venuto fuori un prodotto molto fine ed elegante, che può essere l’inizio di un percorso», racconta Galasso.
L’impostazione tecnica è chiara e coerente con un obiettivo di qualità: pressature estremamente soffici, quasi simboliche, per estrarre solo il mosto fiore ed evitare qualsiasi deriva fenolica; utilizzo di una vigna giovane, più generosa, capace di garantire maturazioni tecnologiche equilibrate e un grado alcolico contenuto; affinamento sui lieviti di 24 mesi, che colloca il vino già in una fascia medio-alta; dosaggio extra brut, sostenuto da una struttura buona, ma non pesante.Il risultato è un blanc de noirs dichiarato, pensato non come esercizio stilistico ma come primo passo di un percorso. Non a caso, l’idea iniziale è stata proprio quella di partire da un “bianco”, rinviando eventualmente il rosato a una fase successiva, quando il progetto sarà ancora più definito.
Il nodo, inevitabilmente, è il mercato. Il riferimento al Prosecco è quasi obbligato, ma poco utile: si tratta di un sistema produttivo e commerciale non confrontabile. Andare a competere su quel terreno significherebbe partire già sconfitti. Più sensato, come in questo caso, è cercare una collocazione diversa: Metodo Classico, fascia premium, forte legame territoriale. «L’Abruzzo non ha una tradizione spumantistica forte e confrontarsi con fenomeni come il Prosecco è difficile. Per questo crediamo che l’unica strada sia un Metodo Classico serio, identitario, che si posizioni su una fascia più alta», osserva Galasso. È, probabilmente, l’unica strada credibile per l’Abruzzo. Ma non è una strada semplice. Il Montepulciano, per quanto versatile, non nasce come vitigno da spumante. La gestione dei fenoli richiede precisione assoluta, e il rischio di una certa rusticità, anche solo in filigrana, resta. Inoltre, manca ancora un riconoscimento chiaro, da parte del mercato, di un’identità spumantistica regionale.
Per questo il valore del progetto non va misurato solo sulla riuscita del primo vino – che può anche essere convincente, fine, ben costruito – ma sulla capacità di dare continuità nel tempo. Serviranno più annate, più sboccature, una narrazione coerente e, soprattutto, la costruzione progressiva di uno stile riconoscibile. In questo senso, il Montepulciano vinificato in bianco rappresenta una possibilità interessante: non un’alternativa ai modelli dominanti, ma un tentativo di definirne uno proprio. Non è detto che basti. Ma è, quantomeno, una direzione sensata.




