L’Aquila. Il giorno più difficile: 3:32, l’ora che fermò L’Aquila e l’Abruzzo: Il ricordo ancora vivo della notte che cambiò tutto. Le commemorazioni.
Alle 3:32 del terremoto dell’Aquila del 2009 la terra tremò con una violenza improvvisa: magnitudo 6.3. In pochi secondi L’Aquila fu devastata. Il bilancio fu drammatico: 309 vittime, circa 1.600 feriti, di cui 200 in condizioni gravissime, e oltre 65.000 persone costrette a lasciare le proprie case.
Tra le macerie si consumarono tragedie e speranze: molte persone vennero salvate anche dopo ore, mentre il sisma veniva avvertito in tutto il Centro Italia, fino a Napoli. La paura spinse migliaia di cittadini a riversarsi in strada. L’Abruzzo fu la regione più colpita, ma danni, seppur lievi, si registrarono anche nel Lazio e nelle Marche, fino ad Ascoli Piceno.
A distanza di 17 anni, L’Aquila rinnova il suo impegno nel ricordo. Le celebrazioni di oggi, lunedì 6 aprile, si aprono alle 9:30 con la deposizione di una corona di fiori davanti alla Casa dello Studente, simbolo del dolore di quella notte. Il gesto sarà compiuto in memoria di Antonietta Centofanti.
Alle 10, nella chiesa delle Anime Sante in Piazza Duomo, verrà celebrata una messa in suffragio delle vittime, presieduta dall’arcivescovo Antonio D’Angelo.
La memoria proseguirà alle 11:30 nella basilica di Santa Maria di Collemaggio con un momento di riflessione costruito attraverso una drammaturgia essenziale: protagonista la Cappella musicale pontificia sistina, con la voce narrante di Daniele Pecci e la direzione artistica del maestro Leonardo De Amicis.
Nel pomeriggio, alle 17, il Teatro del Centro servizi anziani ospiterà il concerto “Musica che unisce: quando la musica ricuce ciò che il tempo non cancella”, con l’Orchestra Jazz che Vorrei L’Aquila.
Le commemorazioni erano iniziate già nella serata precedente. Al crepuscolo, il cortile di Palazzo Margherita si è illuminato con l’accensione del faro azzurro, simbolo di memoria e speranza.
In serata, un momento di raccoglimento accompagnato dai Solisti Aquilani ha preceduto la cerimonia al Parco della Memoria: acceso il braciere, sono stati letti i nomi delle 309 vittime, seguiti da riflessioni condivise.
Il momento più toccante è stato il gesto collettivo della deposizione dei fiori accanto ai nomi incisi sulla fontana, un tributo silenzioso ma potente a chi non c’è più.
A 17 anni di distanza, quella notte resta impressa nella memoria collettiva. L’Aquila continua a ricordare, non solo per onorare le vittime, ma per custodire una storia che ancora oggi parla di perdita, solidarietà e ricostruzione.




