Avezzano. Si chiude con un verdetto netto uno dei procedimenti giudiziari più rilevanti degli ultimi anni in Marsica. Il tribunale di Avezzano ha assolto tutti gli imputati dalle accuse principali, in particolare da quella di corruzione, con la formula piena “perché il fatto non sussiste”, mentre per i reati minori è intervenuta la prescrizione. Una decisione che ridimensiona profondamente l’impianto accusatorio emerso dalle indagini sui presunti rapporti tra polizia stradale e imprenditori del settore trasporti, ponendo fine a una vicenda che aveva suscitato forte attenzione sul territorio.
Si chiude con una sentenza netta uno dei procedimenti giudiziari più rilevanti degli ultimi anni in Marsica.
Il tribunale di Avezzano ha assolto tutti gli imputati dai reati principali, in particolare dalle accuse di corruzione, con la formula piena “perché il fatto non sussiste”. Per alcune contestazioni minori è stata invece dichiarata la prescrizione. La sentenza è stata pronunciata dal collegio giudicante composto dai magistrati Marianna Minotti, Francesca D’Orazio e Anna Cuomo, al termine di un processo che aveva acceso i riflettori sui presunti rapporti tra appartenenti alla polizia stradale e imprenditori del settore dei trasporti.
Una decisione che arriva in linea con quanto già emerso nel corso della penultima udienza, quando lo stesso pubblico ministero Luigi Sgambati aveva chiesto l’assoluzione per diversi capi di imputazione, ridimensionando sensibilmente l’impianto accusatorio emerso dalle indagini svolte, nei confronti dei colleghi marsicani, della polstrada dell’Aquila. Al centro dell’inchiesta vi era la figura dell’ex comandante della polizia stradale di Avezzano, Giuseppe Esposito, insieme ad altri imputati tra appartenenti alle forze dell’ordine e imprenditori locali.
Nel dettaglio, gli imputati erano tredici: Giuseppe Esposito, all’epoca ispettore superiore e comandante della sottosezione della polizia stradale di Avezzano; Sandro Franchi, ispettore della polizia stradale; Vincenzo Onofri, assistente capo coordinatore della polizia di Stato; Claudio Garofalo, Valter Garofalo e Marcello Garofalo, imprenditori del settore trasporti e soci delle rispettive aziende di famiglia; Angelo Lodini, amministratore della società Lodini Trans s.r.l.; Enzo Finocchi, imprenditore titolare di autotrasporti; Mariano Perinetti, imprenditore legato alla Perinetti Auto, oltre ad altre società accusate di responsabilità amministrativa. Secondo l’ipotesi accusatoria iniziale, gli indagati avrebbero intrattenuto rapporti illeciti finalizzati a ottenere vantaggi nei controlli su strada, in particolare per quanto riguarda l’uso irregolare dei cronotachigrafi nei mezzi pesanti.
Un quadro che, tuttavia, nel corso del dibattimento si è progressivamente sgretolato. Il collegio difensivo, composto dagli avvocati Mario Flammini, Roberto Verdecchia, Franco Colucci, Crescenzo Presutti, Pietro Palladini e Alessandro Felli, esprime soddisfazione. La sentenza mette così la parola fine a una vicenda giudiziaria complessa, che aveva avuto un forte impatto sul territorio e sull’opinione pubblica.




