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Dantedì 2026, Scurcola si fa teatro: storia e identità nella Battaglia dei Piani Palentini con i Marsattori

Redazione Cronaca di Redazione Cronaca
21 Marzo 2026
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Scurcola. Il borgo diventa palcoscenico. Un’intera comunità che si fa teatro, memoria che diventa racconto, letteratura che torna a camminare tra le pietre antiche del paese. È questo lo spirito che anima Scurcola Marsicana in occasione del Dantedì 2026, con uno spettacolo itinerante capace di unire profondità storica, suggestione artistica e forte identità territoriale.

Il 25 marzo, tra vicoli, piazze e scorci del centro storico, andrà in scena “La Battaglia dei Piani Palentini: donne, santi ed eroi nella Divina Commedia”, progetto curato dall’Associazione teatrale I Marsattori, con il patrocinio e il sostegno diretto dell’amministrazione comunale. Un’iniziativa che non è solo evento culturale, ma dichiarazione di intenti: fare della cultura uno strumento vivo di partecipazione e crescita collettiva. Il Comune di Scurcola conferma così una sensibilità concreta e costante verso la promozione culturale, investendo su progetti capaci di valorizzare il territorio e di restituirgli centralità. Un impegno che trova nel sindaco Nicola De Simone e nell’intera amministrazione un riferimento attento, capace di leggere nella cultura non un ornamento, ma una vera infrastruttura civile.

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Il cuore della rappresentazione è uno degli episodi più emblematici della storia medievale italiana: la Battaglia dei Piani Palentini del 23 agosto 1268. Uno scontro decisivo che segnò la fine della dinastia sveva e l’affermazione di Carlo I d’Angiò, ma che soprattutto trovò eco immortale nei versi di Dante, quando nel XXVIII canto dell’Inferno scrive: “e là da Tagliacozzo ove sanz’arme vinse il vecchio Alardo”.

Ed è proprio da questo intreccio tra storia e parola poetica che nasce la forza dello spettacolo. La regia di Giovanni D’Ignazio si distingue per un tratto eclettico e profondamente evocativo: non una semplice ricostruzione, ma una vera rilettura artistica capace di fondere linguaggi diversi, dal teatro alla narrazione simbolica, dalla dimensione corale alla partecipazione attiva del pubblico.

D’Ignazio costruisce un percorso immersivo in cui il tempo si dilata e si sovrappone: il Medioevo dialoga con il presente, i personaggi emergono come archetipi universali, mentre donne, santi ed eroi diventano voci di una storia che non è mai definitivamente conclusa. La sua regia si muove con libertà e intelligenza, alternando registri, ritmi e suggestioni, restituendo un ruolo ai luoghi della storia e consegnando allo spettatore non solo un racconto, ma un’esperienza.

Il regista dello spettacolo, Giovanni D’Ignazio

Fondamentale anche il coinvolgimento degli alunni della scuola primaria, che trasformano lo spettacolo in un gesto educativo e comunitario. Non semplici comparse, ma protagonisti di un passaggio di memoria tra generazioni, segno concreto di un territorio che investe sul proprio futuro attraverso la cultura.

A rendere ancora più ricco e corale lo spettacolo è il cast, composto da interpreti capaci di dare voce e corpo a una narrazione che attraversa i secoli: Pierino Bianchi, Nadia Conte, Daniela Di Nunzio, Alessandro D’Ignazio, Marco Paris e Monica Marcelli, affiancati dagli alunni della classe V B della scuola primaria di Scurcola Marsicana, veri protagonisti di un passaggio di memoria tra generazioni.  La conduzione è affidata a Stefania Colaiacovo. Fondamentale anche il contributo organizzativo e artistico di Francesco Subrani e Giuseppe Salucci, che completano una squadra capace di trasformare un evento culturale in un’esperienza autentica e condivisa.

Scurcola Marsicana, per un giorno, si trasforma così in un teatro diffuso, dove ogni pietra racconta e ogni strada diventa scena. Un’iniziativa che unisce rigore storico e slancio creativo, capace di parlare al cuore e alla coscienza.

In un tempo spesso segnato dalla frammentazione e dalla perdita di radici, eventi come questo ricordano che la cultura non è solo conservazione, ma rinascita. E che anche attraverso un verso di Dante, riletto tra le mura di un borgo, può riaccendersi quel senso di appartenenza che tiene insieme una comunità.

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