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Aumento prezzi e campi a rischio, la mobilitazione di 3mila agricoltori. Coldiretti: serve intervento urgente

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
20 Marzo 2026
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Pescara. Aumento prezzi e campi a rischio, la mobilitazione di 3mila agricoltori. Coldiretti: serve intervento urgente.

Tre mila agricoltori sono scesi in campo per protestare contro l’aumento dei prezzi e i crescenti rischi che mettono a rischio la sopravvivenza delle loro aziende. Coldiretti lancia l’allarme: servono interventi urgenti per sostenere il settore agricolo, tra costi alle stelle e incertezze sul futuro della produzione.

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L’esplosione dei costi di produzione fino al 30% scatenato dalla guerra in Iran mette a rischio le produzioni agricole, con rincari a doppia cifra per fertilizzanti e listini delle materie plastiche, rendendo necessarie misure urgenti di sostegno Ue per tutelare le coltivazioni.

 

 

Ad affermarlo è la Coldiretti in occasione della mobilitazione di tremila agricoltori e pescatori dell’Adriatico al Pala Dean Martin di Montesilvano, in Abruzzo, che arriva dopo altre tappe in tutta Italia che hanno visto la partecipazione di 40mila soci agricoltori anche per denunciare inganni come quelli dell’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale che permette di far diventare made in Italy prodotti che italiani non sono. Presenti il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, il segretario generale Vincenzo Gesmundo, i presidenti di Coldiretti Abruzzo Pietropaolo Martinelli, Coldiretti Marche, Maria Letizia Gardoni, e per Coldiretti Molise il delegato regionale dei Giovani Michele Porfido, oltre al ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida.

Complessivamente, tra energetici, fertilizzanti e antiparassitari, i costi per un’azienda agricola salgono fino al 30%, colpendo soprattutto quelle più meccanizzate.

 

In crescita soprattutto i fertilizzanti: l’urea ha registrato rincari di circa il 35% rispetto al periodo pre-conflitto in Iran, con maggiorazioni di oltre a 200 euro a tonnellata, secondo l’analisi Coldiretti sui dati delle Camere di Commercio. Tendenza al rialzo per tutti i prodotti, dal nitrato ammonico al solfato ammonico. Uno scenario che come già con la guerra in Ucraina, evidenzia la vulnerabilità di un’Europa che ha scelto di delocalizzare la produzione di fertilizzanti per motivi puramente ideologici. Da qui la necessità di una svolta radicale, che punti sulla valorizzazione dei concimi naturali come il digestato, ma anche la cancellazione del Cbam, il Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (Cbam) che tassa i fertilizzanti gravando pesantemente sui bilanci delle imprese agricole e, più in generale, mettendo a rischio la sovranità alimentare dell’Unione Europea. Un tema al centro di un incontro con il vicepremier e Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani.

 

In Abruzzo la situazione è particolarmente delicata, con intere filiere – dall’ortofrutta alla cerealicoltura, fino alla vitivinicoltura – che risentono in modo diretto dell’aumento dei costi di produzione e dell’energia, soprattutto nelle aree interne e nelle aziende più strutturate. “Le nostre imprese stanno affrontando una pressione senza precedenti sui costi – sottolinea il presidente di Coldiretti Abruzzo Pietropaolo Martinelli – che rischia di compromettere le semine e le produzioni dei prossimi mesi. In Abruzzo questo significa mettere in difficoltà comparti strategici per l’economia e l’occupazione del territorio, dall’ortofrutta al vino. È indispensabile un intervento immediato a livello europeo per ridurre il peso dei fertilizzanti e garantire la sostenibilità economica delle aziende agricole”.

Agricoltori e cittadini i più penalizzati. 
I rincari riscontrati sui prodotti al consumo non si trasferiscono però sui prezzi pagati agli agricoltori, che restano la categoria più penalizzata della filiera insieme a cittadini consumatori che ora combattono con i rincari nel carrello. Analizzando i listini Ismea della seconda settimana di marzo di frutta e verdura, si nota che le fragole calano del 18%, mele e pere rimangono stabili e i kiwi aumentano dell’1%, rispetto alla settimana precedente. Calano anche carciofi, bieta, finocchi, indivia e lattuga, mentre aumentano carote, cipolle, cavolfiori e cavoli broccolo.

Pesca, il caro gasolio ha tagliato del 20% il pesce, boccata d’ossigeno con il credito d’imposta sui carburanti.
A causa del caro gasolio la disponibilità di pesce italiano è calata del 20% rispetto a prima dell’inizio della guerra in Iran, con il rincaro dei carburanti che sta costringendo le flotte marinare a tagliare o ottimizzare le uscite in mare. In difficoltà anche la flotta abruzzese, che conta 435 imbarcazioni tra strascico, piccola pesca, vongolare, lampare e palangari, oltre 900 addetti per un totale di oltre 12mila tonnellate di pescato (pari a poco più del 7% del nazionale) pari a 47milioni di euro di fatturato (5,3% del nazionale). Dall’analisi sulle vendite in alcune delle principali aste del pesce dei porti italiani, le quantità di prodotto arrivato sui banchi sono drasticamente diminuite nelle prime settimane di marzo rispetto a febbraio, con un calo medio del 20%. Le marinerie sono, infatti, costrette a ridurre le uscite in mare per contenere i costi, e può capitare che bastino delle previsioni meteo incerte per spingere a rimanere in porto, evitando di consumare gasolio prezioso. Secondo un’analisi Coldiretti Pesca su dati Stecf, nel corso di una singola giornata di pesca si consumano in media circa 500 litri di gasolio, dall’uscita al rientro sul molo. In tale ottica è importante la misura annunciata dal ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida del credito d’imposta che riprende una richiesta di Coldiretti Pesca e rappresenta un sostegno importante per la ripresa delle uscite in mare.

Tags: abruzzoagricoltoricoldiretti
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