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La città dì Tagliacozzo commemora la poetessa Petronilla Paolini Massimi a 300 anni dalla morte

Redazione Abruzzo di Redazione Abruzzo
4 Marzo 2026
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Tagliacozzo. La città dì Tagliacozzo commemora la poetessa Petronilla Paolini Massimi, “femminista ante literam”, a 300 anni dalla morte

Nella giornata di martedì 3 marzo, ricorrendo esattamente 300 anni dalla sua morte, la Città di Tagliacozzo ha commemorato in Roma, presso il suo sepolcro nella Chiesa di Sant’Egidio sede dell’omonima Comunità, la sua grande poetessa: Petronilla Paolini Massimi.

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La delegazione istituzionale di Tagliacozzo, guidata dal Sindaco Vincenzo Giovagnorio, è stata composta dalla Presidente del Consiglio Anna Mastroddi, dall’Assessore alle Politiche sociali Alessia Rubeo, dalla Consigliera alla Cultura Alessandra Ricci e dal Comandante della Polizia locale Ten. Paolo Pascucci, ed è stata accolta da Mons. Marco Gnavi, Rettore della chiesa di S. Egidio e Parroco della Basilica di S.Maria in Trastevere, insieme al Vice Parroco Don Fredny Ameris e al dott. Marco Impagliazzo, Segretario generale della Comunità di Sant’Egidio.

Tra i presenti, alla semplice ma solenne celebrazione officiata dal parroco della Città d. Ennio Grossi, il Principe don Oddone Colonna, erede della Poetessa; l’Avvocatessa Irma Conti, Presidente Nazionale dell’Associazione Donne Giuriste Italia e membro del Collegio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale; il Cittadino onorario Prof. Franco Salvatori; il Presidente del Consorzio Stradale di Marsia Comm. Carlo Sgandurra; la Prof.ssa Lucia Bonifaci, presidentessa del Comitato per le Celebrazioni in onore di Petronilla; le dott.sse Rosa Tignanelli e Antonella Gamberoni, curatrici della biografia e dell’opera omnia della Poetessa e molti tra Tagliacozzani ed estimatori della donna.

Al termine della Messa commemorativa, l’Assessore Rubeo e la Consigliera Ricci hanno deposto una corona d’alloro presso il sepolcro di Petronilla, mentre la Presidente del Consiglio Anna Mastroddi ha acceso un lume.

Sabato 7 marzo prossimo, in Sala consiliare, avrà luogo un convegno celebrativo dell’eminente figura cui parteciperanno la Prof.ssa Lucia Bonifaci, la Prof.ssa Marina Formica, la Dott.ssa Antonella Gamberoni, la Dott.ssa Maria Patrizia Calabresi, il Principe don Oddone Colonna e la Dott.ssa Chiara Grassi; coordina il Prof. Franco Salvatori, con letture di poesie e prose da parte della Dott.ssa Adriana Cottone, della Maestra Maria Teresa Pasqualone e della Prof.ssa Laura Micalizio.

Domenica 8, Giornata internazionale della donna, cui Petronilla ha dedicato la sua poesia per rivendicarne i diritti e l’uguaglianza rispetto agli uomini, alle ore 18.00, nel Teatro Talia, avrà luogo un concerto celebrativo da parte delle “Chimera Ensamble”, gruppo musicale e canoro composto da sole giovani donne (ingresso gratuito).

CENNI BIOGRAFICI DI PETRONILLA PAOLINI MASSIMI

Petronilla Paolini fu l’unica figlia di Francesco Paolini, conte di Ortona dei Marsi e Carrito, e di Silvia Argoli, della stessa famiglia cui appartennero il matematico Andrea Argoli e il poeta e insegnante d’umanità Giovanni (1609-1660).

Rimasta ancora infante orfana di padre, assassinato forse per un intrigo politico il 13 febbraio 1667, seguì la madre a Roma nel convento di Santo Spirito dove fu incredibilmente fatta sposare a 10 anni non ancora compiuti, il 9 novembre 1673, con il quarantenne Francesco Massimi, marchese romano e vice-castellano di Sant’Angelo: lo squallido matrimonio – che garantiva una protezione «eccellente» alla famiglia in cambio dei beni paterni e della serenità di Petronilla – fu reso possibile da una speciale licenza di papa Clemente X, parente dei Massimi.

La bambina rimase ancora con la madre fino al 1675, quando si trasferì nel palazzo della famiglia Massimi all’Ara Coeli, per trasferirsi ancora col marito a Castel Sant’Angelo nel 1678, allora carcere pontificio.

«Sotto titolo illustre in chiuso orrore
varcai le più bell’ore,
e passeggiai su le funeste scene;
pur baciai le catene
e in rigida prigion sfogai col canto
qual dolente usignuol l’angosce e ‘l pianto»

Quando anche il «canto» – la poesia alla quale si era dedicata per consolare la penosa condizione della sua vita – le fu impedito dal marito, e dopo aver messo al mondo tre figli – Angelo (1679), Domenico (1681) ed Emilio (1682) – il 16 novembre 1690 Petronilla decise di lasciare il marito ritirandosi in convento dove si dedicò agli studi e alla poesia. Non per questo aveva inteso lasciare i figli, ma il Massimi le impedì di poterli vedere e si rifiutò di cederle la dote. Dovette così vivere in strettezze e non poté assistere il figlio Domenico che, gravemente malato, morì nel 1694.

Petronilla intentò causa per vedersi riconoscere la legittimità della separazione e il patrimonio, ma nel 1697 il tribunale le diede torto. Il riconoscimento negatole sul piano giuridico le venne nell’ambito artistico e Petronilla divenne membro dell’«Accademia degli Insensati», a Perugia, e dell’«Accademia degli Infecondi» e dell’«Arcadia», in Roma, con il nome di Fidalma Partenide.

Poteva così scrivere in un sonetto che
«Mente capace d’ogni nobil cura
ha il nostro sesso: or qual potente inganno dall’imprese d’onor l’alme ne fura? So ben che i fati a noi guerra non fanno, né i suoi doni contende a noi natura: sol del nostro valor l’uomo è tiranno»

Alla morte del marito, nel 1707, Petronilla poté lasciare il convento di Santo Spirito per palazzo Massimi, alla fine completamente libera di usufruire dei propri beni, di vivere con i suoi figli e di disporre della sua vita: nel 1709 volle rivedere i luoghi nativi dell’Abruzzo.

Nata a Tagliacozzo il 24 dicembre 1663, morì a Roma il 3 marzo del 1726 e fu sepolta nella chiesa di Sant’Egidio, a Trastevere, dove un monumento la ricorda ancora come “doctissima mulier”.

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