Avezzano. Votare sì al referendum giustizia per un riequilibrio della magistratura e una crescita democratica della comunità attuale e futura: questo, in sintesi, il forte messaggio-invito emerso dall’incontro del comitato ‘Popolari per il sì’ svoltosi ieri ad Avezzano alla sala Irti.
All’incontro, moderato dalla giornalista Emma Evangelista, erano presenti, tra gli altri, il professor Giulio Prosperetti, già vice presidente della Corte Costituzionale, Antonio Di Matteo, membro del consiglio di amministrazione dell’Inps, Rodolfo De Laurentiis, coordinatore nazionale del Movimento ‘Scelta Cristiano popolare’, Giorgio Merlo, presidente di Scelta Cristiano Popolare e l’avvocato Massimo Lucci.
In apertura di dibattito, a cui ha assistito un pubblico folto e attento, ha portato i saluti Massimo Verrecchia, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Regione Abruzzo come sostegno al sì, parlando di una ‘riforma epocale’. Dal prof. Prosperetti è arrivata un’indicazione chiara: “La magistratura”, ha detto, “teme di essere depotenziata dal referendum ma affinché possa svolgere al meglio il suo ruolo deve essere più indipendente e meno politicizzata, sganciata dalle correnti”
Il consigliere di amministrazione Inps, Di Matteo ha punto nel vivo l’uditorio con un’esortazione perentoria: “Votare per il sì”, ha detto, “sarà un passo avanti decisivo e un momento di crescita democratica. Non bisogna cadere nella trappola delle contrapposizioni politiche e occorre essere consapevoli di una scelta che condizionerà famiglie di oggi e generazioni future. I cittadini devono sentirsi protagonisti del voto e non essere utilizzati per orientare una forma di giustizia di comodo, voluta da altri”
De Laurentiis, a ulteriore sostegno delle argomentazioni, ha rilanciato la necessità di “una partecipazione convinta di tutti al referendum. La riforma produrrà un riequilibrio del sistema giudiziario, a garanzia del cittadino, e introdurrà una modernizzazione nell’apparato italiano della giustizia, allineandolo agli Stati europei che sono più avanti”
Tra le ragioni del sì l’avvocato Lucci ha elencato la necessità da parte dei magistrati di “acquisire una competenza specialistica su reati più sofisticati come quelli commessi tramite il web”, portando anche esempi di distorsioni nella gestione processuale e di mancanza di certezza del diritto.








