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La Regione scarica sui comuni i Progetti di Sviluppo Aziendale, tuona Confagricoltura: inaccettabile

Redazione Attualità di Redazione Attualità
26 Febbraio 2026
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Avezzano. Due imprenditori agricoli confinanti, stessi investimenti e stessi obiettivi, ma possibilità diverse di crescere solo perché ricadono in Comuni differenti. È l’effetto concreto che, secondo Confagricoltura Abruzzo, rischia di produrre la nuova disciplina attuativa dell’articolo 63 della legge regionale 58/2023 (Legge urbanistica sul governo del territorio) con particolare riferimento ai procedimenti legati al Progetto di Sviluppo Aziendale (PSA)

Confagricoltura è stata parzialmente favorevole all’approvazione della nuova Legge urbanistica sul governo del territorio i cui ambiziosi obiettivi di riduzione del consumo del suolo agricolo sono stati in parte ridimensionati con l’introduzione di soggetti che hanno poco a che fare con la produzione primaria. Con il regolamento di attuazione, purtroppo, si bloccano proprio le proposte  delle imprese agricole più virtuose e maggiormente orientate agli investimenti produttivi e alle innovazioni.

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Il PSA rappresenta lo strumento attraverso cui le aziende agricole, da sempre, dimostrano la coerenza tra attività produttiva e interventi edilizi necessari allo sviluppo aziendale. È quindi il passaggio tecnico-amministrativo indispensabile per realizzare investimenti strutturali, finora gestito dalle strutture regionali, come le nuove e la ristrutturazione di stalle, fienili, rimesse attrezzi, impianti per la lavorazione, conservazione e trasformazione dei prodotti agricoli.

Confagricoltura Abruzzo denuncia che l’impostazione scelta dalla Commissione consiliare Regionale Territorio, Ambiente e Infrastrutture trasferisce sui Comuni gran parte degli oneri istruttori e delle responsabilità tecniche e amministrative, senza che gli enti locali dispongano delle competenze e delle risorse necessarie.

“La certezza è che la Regione, attraverso questo impianto normativo, scarichi sui Comuni la gestione di procedimenti altamente complessi, lasciando agli enti locali il peso delle decisioni e delle responsabilità”, afferma il presidente di Confagricoltura Abruzzo, Fabrizio Lobene. Il risultato, secondo l’organizzazione, è una gestione disomogenea del territorio, con interpretazioni diverse e tempi variabili da Comune a Comune.

“Ubi eadem ratio, ibi idem ius: dove la situazione è la stessa, uguale deve essere la regola. Oggi invece rischiamo che due imprenditori confinanti ricevano trattamenti diversi solo per un confine amministrativo”, prosegue Lobene.

Confagricoltura Abruzzo richiama il quadro costituzionale e in particolare l’articolo 117, che attribuisce alle Regioni competenze legislative concorrenti in materia di governo del territorio, imponendo però uniformità e coerenza nell’applicazione delle norme.

“L’articolo 117 impone alla Regione di garantire condizioni omogenee. Se l’attuazione produce disparità territoriali, viene meno il principio di equità che la Costituzione tutela”, sottolinea il presidente.

Confagricoltura L’Aquila evidenzia inoltre di aver richiesto formalmente un’audizione alla Commissione consiliare Territorio, Ambiente e Infrastrutture, senza che tale confronto venisse concesso.

“Avevamo chiesto di portare dati e criticità concrete. Quando si definiscono regole che incidono sugli investimenti agricoli, ascoltare le imprese dovrebbe essere un passaggio naturale e di metodo”, afferma Lobene.

Le difficoltà applicative sono già percepibili, proprio per questo Confagricoltura Abruzzo in tempi non sospetti, ha chiesto una proroga di quattro mesi dei termini per la presentazione delle domande di Sostegno SRD 01 del CSR ABRUZZO 2023-2027, segnalando le numerose pratiche di permesso a costruire ferme nei Comuni per mancanza di chiarezza interpretativa e strumenti tecnici adeguati.

Un nodo centrale riguarda anche il ruolo degli agronomi, figure fondamentali nel procedimento PSA, chiamate a redigere l’analisi della fondatezza tecnica dei piani di sviluppo aziendale e a verificare la coerenza tra interventi edilizi e attività agricola.

“Gli agronomi sono il perno tecnico del sistema. I Comuni nella quasi totalità non hanno competenze interne per seguire il procedimento autorizzatorio e, soprattutto, non hanno neppure le risorse economiche per dotarsi di queste professionalità con la conseguenza che le pratiche rallentano e gli investimenti restano bloccati”, evidenzia Lobene.

Gli effetti impattano direttamente sul CSR Abruzzo 2023–2027. Per la misura SRD01 una fetta importante di fondi, 10 milioni di euro, sono dedicati agli interventi strutturali e il possesso di un permesso a costruire già approvato attribuisce un punteggio premiale in graduatoria.

“Il rischio concreto è che non venga premiato il progetto meritevole, ma chi riesce prima a superare gli ostacoli burocratici e il rischio ancora più grande e grave è che questi fondi tornino indietro nelle casse U. E”, afferma il presidente di Confagricoltura Abruzzo.

“Se non si interviene subito, questi rallentamenti diventeranno strutturali e metteranno a rischio la capacità delle aziende agricole di investire e innovare”, prosegue Lobene. “Quando si trasferiscono responsabilità senza strumenti adeguati, non si semplifica: si blocca lo sviluppo”, conclude Fabrizio Lobene.

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