Avezzano. Si è concluso con un’assoluzione piena e una condanna limitata a una multa il procedimento penale nato da presunte pressioni per ottenere la cessione di alcune quote societarie legate alla gestione di un noto campeggio in località Marsia di Tagliacozzo.
Il Tribunale penale monocratico di Avezzano, giudice Francesca D’Orazio, ha assolto perché il fatto non sussiste P.V., 45 anni, originaria di Tagliacozzo, imputata del reato di tentata estorsione in concorso. Per lei è caduta integralmente l’accusa relativa alla presunta richiesta, attraverso minacce, di trasferimento delle quote della società gestita da B.W., 48 anni, cittadina polacca domiciliata a Roma, costituitasi parte civile nel processo.
Diversa la posizione di P.P., 56 anni, originario di Zagarolo. Nei suoi confronti il giudice ha derubricato l’originaria imputazione di tentata estorsione in due episodi di minaccia aggravata, condannandolo alla pena pecuniaria di 700 euro di multa. Quanto al reato di maltrattamenti in famiglia, contestato nel capo di imputazione iniziale, il tribunale ha disposto l’improcedibilità dopo aver riqualificato il fatto in lesioni personali semplici, ritenute riferite a un unico episodio e non procedibili per tardività della querela.
La vicenda aveva preso avvio il 22 gennaio 2024, quando la persona offesa aveva presentato denuncia nei confronti dei due imputati. Le indagini, affidate al Commissariato di Avezzano, avevano portato all’applicazione delle misure previste dal cosiddetto codice rosso. Con ordinanza del gip Mario Cervellino, erano stati adottati provvedimenti cautelari nei confronti di entrambi.
Dopo l’interrogatorio di garanzia del 26 febbraio 2024, la misura era stata revocata per P.V., non essendo stati ravvisati elementi probatori sufficienti a suo carico. Per l’uomo era invece rimasto in vigore il divieto di avvicinamento alla persona offesa con applicazione del braccialetto elettronico, misura che è stata ora revocata all’esito della sentenza.
Nel corso dell’udienza, il pubblico ministero aveva chiesto condanne severe, fino a sette anni di reclusione per l’uomo e quattro anni per la donna, oltre a una multa di 2.000 euro. Il tribunale ha invece ridimensionato in modo significativo il quadro accusatorio.
Al termine del giudizio, i difensori degli imputati, gli avvocati Roberto Verdecchia e Maria Luigia Petrucci, hanno espresso soddisfazione per la decisione. L’imputato ha parlato della fine di «un incubo durato due anni», riferendosi al periodo in cui è rimasto sottoposto alle misure cautelari.








