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Tosca: Puccini secondo Jacopo Sipari all’Opera di Varna

Redazione Abruzzo di Redazione Abruzzo
16 Febbraio 2026
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Avezzano. Tosca: Puccini secondo Jacopo Sipari.

Il direttore abruzzese debutta al teatro dell’Opera di Varna, mercoledì 18 febbraio, alle ore 19, il titolo pucciniano che maggiormente rappresenta la sua bacchetta, dopo il successo sinfonico in terra d’Ungheria. La diva sarà Joana Zhelezcheva, al suo fianco il Cavaradossi di Valery Georgiev, mentre Plamen Dimitrov sarà il Barone Scarpia. Regia di Srebrina Sokolova

Dopo l’atteso successo in terra d’Ungheria della bacchetta in veste “sinfonica” di Jacopo Sipari di Pescasseroli, alla testa dell’ Orchestra Sinfonica di Sgézed, in un concerto dedicato al sinfonismo “sentimentale”, in cui ha legato, come in un intenso abbraccio le più amate pagine sinfoniche italiane, Nabucco e Forza del Destino, i due “suoi” intermezzi, Manon Lescaut e Suor Angelica e la Cenerentola rossiniana, con la Sinfonia n. 3 in do minore, Op. 78, “con organo”, di Camille Saint-Saens, con solista, l’organista Simon Bàlint: fuoco mai raggelato, nell’interpretazione, impressionante per intensità, nello scoprire innumerevoli percorsi emozionali, sempre imprevedibili e a fior di pelle, per così dire, in particolare nei due intermezzi e nell’adagio della III sinfonia, una riflessione che si è fatta musica rarefatta, quintessenziale, quasi a ricercare una verginità espressiva, si ritornerà all’opera con Tosca di Giacomo Puccini.

 

 

 

 

 

Un debutto, desiderato dal sovrintendente Daniela Dimova, all’Opera Nazionale bulgara a Varna – dove il Maestro è direttore musicale – con questa partitura, una delle più rappresentate al mondo, in scena mercoledì 18 febbraio, alle ore 19, con la regia di Srebrina Sokolova e le scene di Kuzman Popov. “Sono felice di ritornare al teatro dell’Opera di Varna per debuttare Tosca su questo palcoscenico – ha dichiarato il Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli –. Sono più vicino a Madama Butterfly, ai suoi preziosismi, ma è Tosca l’opera che maggiormente mi rappresenta, in cui il neonato XX secolo è ribadito dalle sue tinte plumbee, gli ottoni laceranti, la furia del declamato, un timbro sinistro che torna con insistenza sulle tessiture estreme, livide con inquietanti zone vuote al centro, dall’altro lato la melodia più spiegata e disperata, la preghiera i legni e le ance del ricordo, i paesaggi sonori di Roma.

 

 

 

 

E’ un’opera che ha punteggiato il mio percorso artistico e professionale e ogni tanto mi fa bene, anzi ho veramente bisogno di calarmi in quelle sonorità ed emozioni che solo Tosca sa dare”. Tosca può essere definita l’opera culminante di Puccini nel senso dell’avanzamento del linguaggio. L’orchestra si mette a descrivere come per appunti, abbastanza in fretta, ma con una osservazione scrupolosa del vero; nel mezzo di tanto lavorio smette di ciarlare e improvvisamente si gonfia, singhiozza o minaccia, insulta o prega. Lo spettatore, preso di petto, non ha il tempo di riaversi dalla sorpresa, che Puccini implacabile e, inguaribile “ruffiano, asciuga il pianto, in poche battute riprende perfino a sorridere, intanto pennella e ritocca.

 

 

 

 

Un cimento, al solito non semplice, ma ispirante, per il direttore il quale alla testa delle masse strumentali e corali, offrirà una lettura dell’opera, assolutamente non mediando sui segni d’espressione, passando dalle tre p alle tre f, senza colpo ferire, con qualche sorpresa. Calcolatore astuto, Puccini, ha una leggerezza acrobatica nel trapasso veloce dall’osservazione innocente alla partecipazione tragica. Si tratta di considerare che in Puccini la scena rappresenta quasi certamente la cripta di un’esistenza borghese ben al di sotto del mito. Tosca, alle soglie del nuovo secolo, non poteva essere più indicativa di quel momento storico ed estetico.

 

 

 

La crudeltà e l’ansia di Scarpia, interpretato da Plamen Dimitrov, mostro corrotto ma sincero, uomo di mondo e fedele servitore dell’autorità; la tenerezza di Tosca, che avrà la voce di Joana Zhelezcheva, l’unica donna ammessa nell’opera, che ne occupa con prepotenza ogni spazio, in ogni momento, sempre da padrona assoluta, amante focosa ed imperiosa che non esita a smaniare in chiesa esibendosi in una violenta scena di gelosia, la stessa creatura che, come una pia fanciulla, s’inginocchia devotamente dinanzi alla Vergine e le offre dei fiori, è la stessa artista che si umilia come una donnicciola qualsiasi quando si prosterna disperata ai piedi dell’aguzzino, implorando pietà per il suo uomo, è la stessa creatura che, brandisce un coltellaccio da cucina e trucida selvaggiamente il boia che la vuole sua in cambio della salvezza dell’amante, è Tosca il deus ex machina dell’azione e lascia il partner sempre nell’ombra (Cavaradossi è seviziato ma è lei che soffre e recita la sua sofferenza, intonando quella pagina in sé molto efficace e musicalmente ben tornita, ma estranea all’economia del dramma che è “Vissi d’arte”), il pittore Cavaradossi, al quale darà vita Valery Georgiev, attaccato alla vita e al piacere con ingenuità poetica, non è che il signor tenore, al quale non gli è permesso che cantare due romanze “Recondita Armonia” e “Lucean le stelle”. A completare il cast Eugeniy Stanimirov, presterà la sua voce a Cesare Angelotti, Geo Chobanov sarà il sagrestano, gli sgherri del Barone, Artem Arutyunov (Spoletta), Rossen Rangelov (Sciarrone) e Georgi Korbakov (Roberti), mentre Petar Petrov vestirà la divisa del carceriere. La cornice dei luoghi, mossa con estrema abilità fra una chiesa fastosa, una sala di palazzo con annessa stanza dei tormenti, e il carcere per i condannati a morte: è tutta qui la Tosca, schizzante una Roma tra fede e potere e il conflitto fra la voluttà e la carne martoriata, fra la sete vitale e l’oppressione, il tutto elevantesi a monumento sepolcrale. La bellezza e gli amori celebreranno un forzato trionfo davanti al plotone di esecuzione.

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