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Jacopo Sipari torna a Szeged in Ungheria con “Grandioso”, tra opera italiana e sinfonismo francese

Giorgia Agostini di Giorgia Agostini
6 Febbraio 2026
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Pescasseroli. Un ritorno di prestigio su un palcoscenico internazionale di primo piano. Martedì 10 febbraio, alle ore 19.30, il Szeged National Theatre ospita il concerto sinfonico “Grandioso”, affidato alla bacchetta del direttore abruzzese Jacopo Sipari di Pescasseroli, alla guida dell’Orchestra Sinfonica del teatro. Una serata di alto profilo che mette in dialogo la grande tradizione operistica italiana con il sinfonismo tardo-romantico europeo, culminando nell’esecuzione della Sinfonia n. 3 in do minore, op. 78 “con organo” di Camille Saint-Saëns, con la partecipazione del solista Simon Bàlint.

“Grandioso” è il titolo scelto dal Teatro Nazionale di Szeged per una serata che si annuncia come un percorso sonoro di ampio respiro, capace di attraversare stili, linguaggi e scuole nazionali. «La denominazione della serata – spiega il Maestro Sipari – nasce dal confronto tra i nostri operisti e una pagina di raro ascolto come la Terza Sinfonia con organo di Saint-Saëns, che invita a riflettere su un sinfonismo fortemente emotivo. È una scrittura che contiene citazioni quasi operistiche e disegna spazi sonori che rimandano al teatro musicale italiano, dal segno verdiano fino a suggestioni pucciniane e rossiniane. In Saint-Saëns il dialogo tra violini e legni cede il passo al solismo di timbri unici come l’organo e il pianoforte, fino a un finale che richiama il crescendo e il “grandioso” rossiniano».

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Il concerto si apre con la Sinfonia dal Nabucco di Giuseppe Verdi, pagina emblematica del primo Verdi, costruita su contrasti netti e su una drammaturgia musicale immediata. Dopo l’imponente apertura affidata agli ottoni, l’orchestra si anima con energia travolgente, lasciando emergere il tema di “Maledetto” e, successivamente, la celeberrima melodia del “Va’ pensiero”, vero cuore emotivo dell’opera. Il ritorno del tema della maledizione consente a Verdi di intrecciare ulteriori motivi, tra cui quello del duetto fra Nabucco e Abigaille, sviluppato con un gusto che guarda alla tradizione donizettiana.

La prima parte del programma prosegue nel segno di Giacomo Puccini, compositore al quale il Maestro Sipari dedica da anni una ricerca approfondita. Dell’autore lucchese viene proposto l’Intermezzo sinfonico dalla Manon Lescaut, pagina giovanile intensa e vibrante, capace di tradurre in musica le passioni, le inquietudini e gli slanci emotivi del romanzo di Prévost. Segue la Sinfonia dalla Cenerentola di Gioachino Rossini, brano che alterna momenti di brillante virtuosismo a passaggi più raccolti e malinconici, rivelando una scrittura orchestrale di grande finezza.

Tra i momenti più attesi figura l’Intermezzo da Suor Angelica, secondo titolo del Trittico pucciniano, considerato uno dei vertici espressivi dell’autore. Una pagina di intensa commozione, costruita su impasti timbrici soffusi e su un lirismo sospeso, che prepara emotivamente alla tragedia finale dell’opera. La chiusura della prima parte è affidata ancora a Verdi, con la Sinfonia da La forza del destino: i celebri tre accordi iniziali, simbolo del fato ineluttabile, introducono una scrittura drammatica e incalzante, in cui il tema della maledizione si intreccia con quello lirico del duetto dell’ultimo atto, fino a una conclusione di grande brillantezza orchestrale.

La seconda parte del concerto è interamente dedicata a Saint-Saëns e alla sua Sinfonia n. 3 “con organo”, una delle opere più rappresentative del sinfonismo francese dell’Ottocento. Completata nel 1886 e dedicata alla memoria di Franz Liszt, la partitura si distingue per la maestosa fusione di orchestra, organo e pianoforte a quattro mani, in un equilibrio timbrico di straordinaria efficacia. Il primo movimento si apre con un’introduzione raccolta e meditativa, affidata a due brevi motivi tematici che anticipano l’intero sviluppo sinfonico. L’atmosfera sospesa dell’Adagio iniziale viene progressivamente scossa dall’Allegro moderato, dove la tensione cresce attraverso il movimento incessante degli archi e il dialogo serrato con legni e ottoni.

Il successivo Poco adagio rappresenta uno dei vertici lirici della sinfonia: una melodia ampia e struggente si dispiega negli archi, sostenuta dall’organo in un clima notturno e contemplativo. Nel secondo movimento, che svolge la funzione di uno Scherzo, il contrasto tra Allegro moderato e Presto introduce un’energia ritmica incalzante, con il pianoforte impegnato in una scrittura brillante e virtuosistica. Il Finale, Maestoso, esplode in un poderoso accordo di do maggiore affidato all’organo, cui segue l’esultanza dell’intera orchestra in una conclusione solenne e luminosa, spesso interpretata come un omaggio stilizzato al barocco francese.

Con “Grandioso”, Jacopo Sipari conferma il forte legame artistico con l’Orchestra Sinfonica di Szeged, compagine con la quale ha già affrontato programmi complessi e ambiziosi. «È un’orchestra di altissima competenza tecnico-interpretativa – sottolinea il direttore – che consente di costruire percorsi musicali articolati, da Bruckner a Šostakovič, da Rachmaninov a Richard Strauss». Una serata, dunque, che si inserisce a pieno titolo nel cartellone internazionale del teatro ungherese, offrendo al pubblico un viaggio musicale di ampio respiro, tra tradizione, virtuosismo e grande sinfonismo europeo.

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