Avezzano. Ieri pomeriggio, presso il Santuario della Madonna del Suffragio ad Avezzano, la diocesi ha celebrato la XXX Giornata della Vita Consacrata, un momento di preghiera, riflessione e comunione ecclesiale.
La celebrazione, presieduta dal vescovo Giovanni Massaro, ha visto la partecipazione numerosa dei fedeli insieme ai consacrati e alle consacrate della diocesi, riuniti per rinnovare il proprio impegno di servizio e testimonianza cristiana.
Nel corso dell’omelia, mons. Massaro ha richiamato il significato della festa della Presentazione del Signore, definendola un «giorno di incontro e di profezia», illuminato da una «luce che non abbaglia ma rischiara e accompagna il cammino della Chiesa». Il vescovo ha sottolineato come la vita consacrata sia chiamata a essere «offerta viva e segno di appartenenza radicale a Dio, non per privilegio ma per servizio».
Riferendosi alla profezia di Malachia, mons. Massaro ha ricordato che la consacrazione è «il luogo in cui il Signore continua a entrare per purificare e rinnovare, rendendo feconda una vita donata». La vita consacrata, ha evidenziato, «non sottrae alla storia ma espone, rendendo i consacrati segno profetico nel cuore delle sfide del tempo presente».
Centrale nell’omelia il riferimento a Simeone e Anna, figure bibliche di «attesa fedele e perseverante»: uomini e donne capaci di restare nella preghiera e nella speranza. «È proprio questo restare – ha detto il presule – che consente loro di riconoscere il Signore nella fragilità di un bambino». Da questa riflessione nasce l’immagine chiave della giornata: «tenere Cristo tra le braccia», sintesi della vocazione della vita consacrata, chiamata ad «accogliere Cristo nella Parola, nell’Eucaristia e nei poveri, anche nelle notti della fatica e della prova».
Richiamando il messaggio del Dicastero per la Vita Consacrata, il vescovo ha descritto la consacrazione come «profezia della presenza», una presenza che «rimane accanto alle ferite dell’umanità, capace di generare speranza, riconciliazione e pace». Mons. Massaro ha ricordato come questa testimonianza, spesso silenziosa ma tenace, si manifesti nella diocesi «in molteplici forme e luoghi di servizio».
La celebrazione si è conclusa con il rinnovo della professione religiosa, gesto che il vescovo ha definito «profondamente ecclesiale, segno di una luce che si rinnova e che ha in Cristo la sua sorgente». Al termine, la Chiesa diocesana ha ringraziato i consacrati e le consacrate, «memoria vivente che Dio basta», affidandoli alla protezione di Maria affinché insegni a «custodire, restare e ricominciare nel segno della speranza».








