L’Aquila. Programma tutto russo per il concerto inaugurale di venerdì 30 gennaio della nuova stagione concertistica, all’Opera Nazionale di Bulgaria, con il celebrato “Rach 2” e la V sinfonia di Dmítrij Šostakóvič due pagine nel sentire empatico del direttore e del pianista
Il nuovo anno del direttore d’orchestra aquilano Jacopo Sipari di Pescasseroli inizia dal Teatro dell’Opera nazionale di Varna, dove in veste anche di direttore musicale, inaugurerà venerdì 30 gennaio alle ore 19, la nuova stagione sinfonica.
Per questo prestigioso appuntamento, il brillante sovrintendente del teatro Daniela Dimova, ha inteso optare per un invito particolare, il pianista Giuseppe Albanese, per l’esecuzione di una pagina divenuta leggenda, il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in do minore, op. 18 di Sergej Rachmaninov. “Un debutto assoluto – ha rivelato il pianista – qui a Varna che mi vede totalmente sicuro della direzione di Jacopo Sipari di Pescasseroli, tanto trasformare questo Rach 2 in un nostro personale cavallo di battaglia, ovvero uno di quei concerti in cui probabilmente non abbiamo bisogno né io di guardare lui né lui di guardare me, sicuri come siamo dell’intesa che ci lega relativamente all’interpretazione di quest’opera.
E’ uno dei concerti più amati dal pubblico, il cinema ha preso a piene mani ben prima della moda del Rach 3, il concerto perfetto nella sua forma e nella sua unità, di forma e contenuto, nel senso che le idee sono espresse in forma ineccepibile e la macro-struttura e la micro-struttura e le micro-strutture del concerto sono tutte esemplari. Un concerto che ha una sua sussistenza particolarmente spiccata, ed è sempre molto emozionante pensare alla fuoriuscita di Rachmaninov dalla depressione che ha portato a questo profluvio di melodia. Un concerto la cui essenza potrebbe essere il μηδὲν ἄγαν, quel nulla di troppo, scolpito, secondo la tradizione, nel tempio di Apollo in Delfi”.
Per raccontare di questa gemma della letteratura pianistica, non possiamo evitare un riferimento al terribile fiasco della sua Prima Sinfonia, dovuto anche ad un’esecuzione di pessimo livello curata da un Aleksandr Glazunov in evidente stato di ubriachezza. Un tale insuccesso fu un vero e proprio colpo di grazia per il ventiquattrenne compositore che cadde in uno stato di profonda depressione e di totale sfiducia nelle proprie capacità creative che per circa tre anni gli impedì quasi del tutto di scrivere musica. Rachmaninov si lasciò convincere ad incontrare il dottor Nikolaij Dahl, uno psichiatra specializzatosi nelle tecniche dell’ipnosi. Il dottor Dahl tra l’altro era un grande appassionato di musica, suonava il violino e organizzava serate di musica da camera con colleghi medici e giovani studenti del Conservatorio; fu ben felice, quindi, di potersi occupare di Rachmaninov che salutò il ritorno alla creatività proprio con questo concerto a lui dedicato.
Il concerto si apre con una serie di accordi possenti che determinano una sensazione di mistero; sono contrastati da un secondo tema più disteso. I due temi s’intrecciano con agilità alternando tonalità minore e maggiore, passando dal maestoso al cantabile. L’Adagio sostenuto è tra le pagine più conosciute di Rachmaninov, una struggente melodia eseguita via via dalle diverse sezioni dell’orchestra che racchiude gli interventi del solista e la sua cadenza. Sul delicato arpeggio del pianoforte sostenuto dagli archi, il flauto espone il dolcissimo tema, ripreso dal clarinetto e poi dal pianoforte in uno scambio di ruoli, quindi gli archi e l’intera che sfocia in una morbida dissolvenza conducente alle ultime note del pianoforte che chiudono il movimento. Finale con l’Allegro Scherzando agile e scanzonato che alterna brio e malinconia in un fitto dialogo tra solista e massa orchestrale.
Il Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli ha scelto, per la seconda parte del concerto di eseguire la Sinfonia n. 5 Op. 47, una delle opere più conosciute e apprezzate di Dmítrij Šostakóvič, completata nel mese di luglio 1937, eseguita per la prima volta il 21 novembre di quell’anno, giorno celebrativo del ventennale della Rivoluzione d’ottobre, dall’Orchestra Filarmonica di Leningrado diretta da Evgenij Mravinskij. “Sono felicissimo di aprire la stagione sinfonica del Teatro di Varna, a cui sono ormai legato da moltissimo tempo e grande amicizia – ha continuato il direttore aquilano – con questi due capolavori, il secondo Piano concerto di Rachmaninov e la quinta sinfonia di Šostakóvič, un combo che io ho eseguito tante volte e che funziona moltissimo, perché è veramente un trionfo di emozioni. Lavorare con Giuseppe Albanese per me è ogni volta meraviglioso, in particolare con Rachmaninov, perché con lui condividiamo un ampio repertorio. Giuseppe ed io siamo anche impegnati in tre giornate di Masterclass, di direzione e pianoforte, naturalmente e una delle tre giovani bacchette, aprirà il nostro concerto eseguendo la sinfonia de’ La Forza del destino di Giuseppe Verdi.Mi sento d’annunciare anche l’inaugurazione del cartellone 2027 del cartellone della Istituzione Sinfonica Abruzzese, con il primo concerto per pianoforte di Johannes Brahms, mentre in settembre saremo in Israele per celebrare Maurice Ravel, col suo concerto in Sol Maggiore.
Devo aggiungere che la collaborazione con lui è è iniziata tantissimo tempo fa con il primo concerto di Ludwig van Beethoven, con l’Orchestra Sinfonica di Lecce e del Salento, da quel momento diciamo che artisticamente abbiamo sempre lavorato insieme, ma Rachmaninov è stato veramente forse quello che più ci ha caratterizzato e quindi abbiamo voluto portarlo anche qua a Varna, Quanto a Šostakóvič, è probabilmente la mia sinfonia preferita, unitamente alla seconda di Rachmaninov. Una sinfonia in cui mi ritrovo tantissimo, soprattutto il terzo movimento, un largo di grande emotività capace di sfinirmi, con le prime due idee sono avvolte da una serrata trama polifonica degli archi a otto parti, in un climax da commosso epicedio per le vittime del terrore staliniano, quindi il flauto che lascia apparire la terza idea e la quarta affidata all’oboe, l’ancia del ricordo”. Šostakóvič compone la quinta sinfonia durante un periodo tormentato e infelice della sua vita, sottoposto a stroncature e duri attacchi da parte della Pravda, organo ufficiale del regime. Dopo la rappresentazione dell’opera “Lady Macbeth del Distretto di Mcensk”, nonostante il successo di pubblico ottenuto, una serie di editoriali della Pravda (probabilmente ispirati dallo stesso Stalin) lo accusano di “puro formalismo piccolo borghese”, condannano le dissonanze e le sonorità confuse dell’opera e, ancora peggio, lo indicano come nemico del popolo a causa della sua deliberata “volontà di allontanarsi quanto più possibile dall’opera classica”.
Ad aprile 1937 Shostakovich, che aveva portato a termine la sinfonia numero quattro, paventando ulteriori più severe sanzioni decide di non farla eseguire; temeva anche per la sua vita perché alcuni suoi amici, arrestati in quel periodo, erano scomparsi misteriosamente. Nella V sinfonia, Šostakóvič riprende con fiducia gli schemi delle forme classiche e imposta le architetture su grandi aree tonali: re minore nel primo movimento, la minore nel secondo, fa diesis minore nel terzo, re minore-re maggiore nel quarto. I temi sono fortemente delineati, plastici, imperiosi come slogan, e non perdono la loro fisionomia nel corso degli sviluppi. La strumentazione, di superba maestria, rende “audibile” ogni particolare di una polifonia ricchissima. Il possesso del suo mestiere è vertiginoso e guarda alla strumentazione mahleriana, per una sinfonia come visione del mondo e come manifesto di umanesimo: la “risposta ad una giusta critica” perde, così, i suoi connotati propagandistici e diventa una verità, a patto che si espunga da essa l’aggettivo “sovietico”, assolutamente limitativo, rispetto a quel processo di autocoscienza che nella sinfonia si rivela con la forza di un’esperienza paradigmatica.








