Avezzano. Dalla passione per il vino di cinque appassionate – Annalisa Continenza, Pasqualina Fracassi Pasquina, Simona Di Nicola, Federica Di Benedetto e Lida Fatato – è nato un evento capace di unire cultura, gusto e convivialità: la degustazione verticale di Noemo, Montepulciano d’Abruzzo simbolo della Cantina del Fucino.
Fin dall’inizio l’incontro si è rivelato profondamente emozionante, grazie alla scoperta dell’origine del nome Noemo, strettamente connessa alla storia del territorio. Un racconto affascinante, che affonda le sue radici nelle narrazioni di Febonio, capace di restituire identità, memoria e senso di appartenenza, creando da subito un legame autentico tra vino, storia e luogo. Un’iniziativa resa possibile dalla grande disponibilità della Cantina del Fucino oggi rappresentata dal presidente Lorenzo Savina, che ha aperto le porte della cantina mettendo a disposizione location e vini, affiancato dall’enologo Alberto Di Muzio, la cui guida tecnica e sensoriale, puntuale e coinvolgente, ha trasformato la degustazione in un vero viaggio nella storia e nell’identità del Noemo, rendendo i protagonisti dell’incontro semplicemente superlativi.

Cinque le annate in degustazione, tra cui un autentico “giovanotto” di oltre vent’anni, capace di sorprendere per vitalità ed equilibrio, a testimonianza di come già più di due decenni fa la Cantina del Fucino puntasse con decisione all’eccellenza. Nulla è stato lasciato al caso, nemmeno l’orario: le 10.30 del mattino, scelta apparentemente inconsueta ma rivelatasi vincente. L’evento ha infatti registrato il tutto esaurito con dieci giorni di anticipo, coinvolgendo circa trenta appassionati attenti e partecipi, omaggiati a fine evento con una bottiglia di Noemo di ultima produzione. Il momento più intenso, è arrivato con la lettura delle schede di degustazione, compilate dai partecipanti con grande attenzione e sensibilità.

Tra tutte le annate, Noemo 2005 e Noemo 2007 si sono distinti nettamente, conquistando i presenti per il connubio perfetto tra analisi tecnica, abbinamento ed emozione. Due vini giudicati immensi e profondi, ricchi e avvolgenti, capaci, a “questa età”, di far ancora innamorare. A sorprendere ulteriormente sono stati i numerosi messaggi lasciati sulle schede di degustazione, parole dense di entusiasmo e sensibilità che hanno raccontato quanto l’esperienza abbia colpito nel segno, non guardando il solo arido aspetto tecnico. Il divertimento non è mancato e, a giudicare dalle richieste unanimi di una nuova edizione, l’obiettivo è stato pienamente centrato. Si tornerà? La risposta è sì. La Cantina c’è, i vini anche. E le emozioni, ormai, hanno già chiesto il bis.








