Avezzano. La denuncia accorata di una mamma marsicana, preoccupata per il futuro dei propri figli e per la diffusione della droga nel territorio, ha trovato un riscontro concreto nelle immagini girate nei giorni scorsi tra Luco dei Marsi e Avezzano. Dopo la lettera inviata a don Antonio Coluccia, nella quale la donna parlava di spaccio “sfacciato e senza paura” in diverse zone della Marsica, il sacerdote è arrivato sul posto e ha deciso di documentare quanto segnalato, realizzando alcuni video che mostrerebbero la facilità con cui sarebbe possibile acquistare droga direttamente in strada.
Durante la sua presenza sul territorio, don Antonio Coluccia ha infatti realizzato alcune riprese video, con il supporto di una troupe, per documentare quella che viene indicata come una diffusione capillare dello spaccio di droga nella Marsica.
Le immagini, girate in più momenti, mostrerebbero episodi di presunto acquisto di sostanze stupefacenti direttamente in strada, attraverso persone che si sarebbero avvalse di intermediari. Un primo episodio sarebbe stato ripreso a Luco dei Marsi, mentre un secondo filmato sarebbe stato realizzato ad Avezzano.
Secondo quanto riferito, i video avrebbero l’obiettivo di dimostrare quanto sostenuto dalla mamma nella sua lettera: la facilità con cui, in alcune zone, sarebbe possibile entrare in contatto con lo spaccio, senza particolari timori o cautele. Le riprese non hanno finalità giudiziarie immediate, ma intendono portare all’attenzione pubblica e istituzionale una realtà che molte famiglie dichiarano di vivere con crescente allarme.
La diffusione delle immagini apre ora interrogativi delicati, che chiamano in causa il tema della sicurezza, della prevenzione e del disagio sociale, oltre al ruolo delle istituzioni e delle forze dell’ordine nel contrasto al fenomeno. Resta centrale, al di là dei video e delle polemiche, il grido iniziale da cui tutto è partito: quello di una madre che chiede di non lasciare soli i propri figli. Un appello che, nella Marsica, risuona come una richiesta di responsabilità collettiva, prima ancora che come un’accusa.
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