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Cervi fuori controllo in Abruzzo, Confagricoltura: “la scienza c’è, le decisioni attendono”

Redazione Abruzzo di Redazione Abruzzo
12 Gennaio 2026
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L’Aquila. Cervi fuori controllo in Abruzzo, Lobene (Confagricoltura) e Recchia: “la scienza c’è, le decisioni attendono”.

In Abruzzo l’emergenza legata alla presenza dei cervi è tornata al centro dell’attenzione per le gravi conseguenze che sta provocando sull’agricoltura e sulla sicurezza stradale. Confagricoltura Abruzzo richiama le analisi di Franco Recchia, tecnico faunistico che da anni opera nel monitoraggio e nella gestione della fauna selvatica, dalle quali emerge un quadro ormai fuori equilibrio che impone decisioni non più rinviabili.

Nella sola provincia dell’Aquila oltre il 60 per cento dei danni alle colture è oggi riconducibile alla presenza dei cervi, mentre è in costante aumento il numero degli incidenti stradali causati dall’attraversamento degli ungulati, con conseguenze dirette sull’incolumità delle persone e sulla viabilità, soprattutto nelle aree interne.

Le analisi fanno riferimento al Piano Faunistico Venatorio Regionale approvato nel 2020, redatto dall’ISPRA, che individua con chiarezza strumenti e criteri per una gestione sostenibile delle popolazioni di cervo. La normativa nazionale, a partire dalla legge 157 del 1992, consente il prelievo selettivo della specie, mentre i monitoraggi pluriennali confermano come le densità attuali superino ampiamente i parametri indicati dalle stesse linee guida scientifiche.

“Le valutazioni espresse da Franco Recchia, tecnico faunistico di comprovata esperienza, confermano ciò che Confagricoltura denuncia da tempo”, dichiara Fabrizio Lobene, Presidente di Confagricoltura Abruzzo. “Il problema non è la mancanza di dati o di norme, ma l’assenza di decisioni operative. Gli agricoltori sono allo stremo, i danni aumentano e la sicurezza stradale è messa quotidianamente a rischio”, afferma.

A rendere ancora più evidente la gravità della situazione è la presa di posizione dei territori. Numerosi sindaci della Valle Peligna e dell’area subequana, tra cui Raiano, Roccacasale, Prezza, Bugnara, Vittorito, Castelvecchio Subequo, Castel di Ieri e Molina Aterno, insieme agli agricoltori, hanno sottoscritto una petizione formale indirizzata all’Assessore regionale competente, condivisa e firmata anche dal rappresentante di Confagricoltura presente alla riunione, con la quale si chiede l’attivazione immediata degli strumenti previsti per il controllo della fauna selvatica.

A questo percorso si affianca l’approvazione, da parte di diversi Consigli comunali, di mozioni e atti deliberativi a sostegno della mobilitazione unitaria del mondo agricolo e delle comunità locali, avviata in occasione della manifestazione regionale del 13 maggio 2025, con cui i Comuni hanno formalmente sollecitato la Regione Abruzzo ad adottare misure urgenti ed efficaci per il contenimento della fauna selvatica.

Confagricoltura Abruzzo segnala inoltre di aver trasmesso una lettera ufficiale al Presidente della Giunta regionale, Marco Marsilio e al Vicepresidente e assessore all’agricoltura Emanuele Imprudente, sollecitando una chiara assunzione di responsabilità istituzionale sul tema del controllo del cervo. Nella missiva viene ricordato come, nonostante una mobilitazione ampia e un progetto di riforma normativa sostenuto da migliaia di firme di agricoltori e cittadini, ad oggi non si registrino atti concreti, fatta eccezione per le attività di monitoraggio condotte dagli enti preposti.

A questo si aggiungono i ritardi nell’approvazione del calendario venatorio e nella convocazione degli organismi competenti, che stanno di fatto bloccando sia l’attività ordinaria sia gli interventi di controllo previsti dall’articolo 19 della legge 157 del 1992, aggravando una situazione che i territori definiscono non più sostenibile.

A rendere ancora più evidente il ritardo dell’Abruzzo è il confronto con altre regioni. Nel Lazio, infatti, è stato superato il tabù del prelievo del cervo e, nella provincia di Rieti, il prelievo della specie è già stato avviato, dimostrando come, in presenza di dati scientifici e volontà decisionale, sia possibile intervenire in modo responsabile e tempestivo.

“Summum ius, summa iniuria: l’applicazione rigida e astratta della norma può produrre ingiustizia”, prosegue Fabrizio Lobene. “Mentre si discute all’infinito, nei campi i raccolti vengono distrutti e sulle strade aumentano gli incidenti. Evidentemente il cervo ha imparato a rispettare i tempi della burocrazia molto meno di quanto siano costretti a fare gli agricoltori”, sottolinea con sarcasmo.

Il tema investe anche la tutela della biodiversità. L’eccessiva densità di cervi, come dimostrato dalle evidenze scientifiche, altera gli equilibri ecosistemici, aumenta la competizione per le risorse e mette a rischio specie vulnerabili e simbolo dell’Appennino, come il camoscio appenninico e l’orso bruno marsicano, compromettendo al contempo la sostenibilità delle attività agricole.

“La scienza ha già indicato la strada e i territori hanno espresso una richiesta netta e condivisa”, ribadisce Fabrizio Lobene. “Continuare a rinviare significa assumersi la responsabilità di danni crescenti all’agricoltura, di maggiori rischi per la sicurezza stradale e di un progressivo impoverimento ambientale. Ora non servono ulteriori studi o tavoli, ma decisioni immediate e atti conseguenti: governare la fauna selvatica è un dovere istituzionale, non una scelta opzionale”, conclude.

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