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“Fermiamo la barbarie”: in Piazza Risorgimento ieri manifestazione per Gaza

Mobilitazione anche in Abruzzo, ad Avezzano e Pescara, per dire stop al sostegno dell'iniziativa umanitaria Global Sumud Flotilla

Lorena Costantini di Lorena Costantini
7 Settembre 2025
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Avezzano. “Fermiamo la barbarie”: manifestazione ieri in Piazza Risorgimento ad  Avezzano per fermare la tragedia che si sta consumando a Gaza.

La solidarietà non conosce confini.

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Mentre in Palestina si consuma una tragedia umanitaria senza precedenti, anche i cittadini abruzzesi sentono il dovere di alzare la voce, di stare dalla parte della pace, della dignità e della vita.

Mobilitazione ieri ad Avezzano e Pescara, per dire stop al sostegno dell’iniziativa umanitaria della Global Sumud Flotilla, per chiedere di “fermare la barbarie” di Gaza e affinché “il Governo italiano assuma una posizione chiara e coerente a sostegno della pace, della giustizia e del diritto internazionale”.

A promuovere una giornata nazionale di mobilitazione, la Cgil, con manifestazioni in numerose piazze italiane.

In centinaia ad Avezzano, come pure a Pescara dove i manifestanti hanno sfilato sul Ponte del Mare, dato vita a un flashmob. È stata poi formata sul Ponte del Mare, al grido di “Palestina libera”, una catena umana a simboleggiare il valore che hanno gli aiuti umanitari per la popolazione civile di Gaza.

Presenti alcuni amministratori locali ed esponenti di associazioni, cittadini e anche la Fnsi con alcuni giornalisti abruzzesi. “Siamo al fianco della Global Sumud Flotilla che ha già iniziato il suo viaggio e siamo qui”, ha detto Carmine Ranieri, segretario della Cgil Abruzzo-Molise, “per dire basta al massacro di civili a Gaza, ma anche di giornalisti e oggi c’è qui anche la Federazione nazionale della Stampa. È necessario che il Governo italiano e l’Europa sospendano gli accordi di cooperazione con Israele perché sta compiendo violazioni del diritto internazionale, non si può usare come arma di guerra la fame”.

Save the Children, informa che in media, almeno un bambino palestinese è stato ucciso ogni ora dalle forze israeliane a Gaza in quasi 23 mesi di guerra, per un totale che supera ormai i 20.000. L’esercito israeliano ha inoltre distrutto il 90% di scuole e ospedali.

Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Ufficio Stampa del Governo di Gaza hanno mostrato che almeno 20.000 bambini – circa il 2% della popolazione infantile di Gaza – sono stati uccisi dall’ottobre 2023.

Almeno 1009 dei bambini uccisi avevano meno di un anno, e quasi la metà (450) di questi neonati è nata durate la guerra e a causa di essa è stata uccisa. Almeno 42.011 bambini sono rimasti feriti, secondo il Ministero della Salute, mentre il Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità segnala almeno 21.000 bambini rimasti invalidi a vita. Migliaia di altri sono dispersi o presumibilmente sepolti sotto le macerie.

Dopo 23 mesi di guerra, la vita dei bambini sopravvissuti è a rischio ogni giorno. La carestia nel governatorato di Gaza rischia di estendersi nelle prossime settimane, con oltre un milione di persone, circa la metà delle quali bambini, che già sono costretti ad affrontare una situazione di fame a livelli catastrofici, il peggiore stadio, la Fase IPC 5.

Almeno 132.000 bambini di età inferiore ai cinque anni rischiano di morire di malnutrizione acuta e almeno 135 bambini sono già morti di fame, 20 dei quali da quando è stata dichiarata la carestia il 22 agosto, secondo il Ministero della Salute.

Le forze israeliane hanno intensificato i bombardamenti nella Striscia di Gaza, danneggiando il 97% delle scuole, il 94% degli ospedali e uccidendo bambini, che una probabilità di morire sette volte maggiore per ferite da esplosione rispetto agli adulti. I loro corpi, più piccoli e fragili sono più vulnerabili ai traumi e richiedono cure mediche specialistiche adeguate alla loro età.

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