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Al via al “Dei Marsi” la tre giorni del Teatro dei colori con “Drammaturgiche visioni”

Redazione Cronaca di Redazione Cronaca
26 Aprile 2012
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Avezzano. Si alza il sipario, domani 27 Aprile, sulle “Drammaturgiche Visioni” del Teatro dei Colori, tra arte e ricerca per una scena futura, con la direzione artistica di Gabriele Ciaccia. Obiettivo della tre giorni al Teatro dei Marsi è quello di offrire una visione della materia teatrale a largo raggio, per riconoscere la globalità dei sistemi linguistici e realizzare un momento per aprire al sociale la cultura nelle sue varie forme. Le esperienze presentate in Drammaturgiche Visioni, ci ha detto Ciaccia, “mettono in evidenza la valenza degli itinerari artistici e l’approccio ai differenti processi, al fine di visualizzare l’incontro degli elementi costitutivi della presenza dello spettatore: parola, corpo, scrittura, musica, spazio e tecnologie, in una contestualizzazione storico stilistica”. Nella ricerca astratto teatrale del Teatro dei Colori, immagini, video, oggetti, spazio scenico, sono co-protagonisti; simboli figurali e testuali, soggetti dell’azione stessa nelle modalità dinamiche e presenti. Si comincia con Paolo Totti (flauto) e Luigi Rodorigo (live electronics); a seguire Daniele Paoloni con “Come formiche”, un viaggio, con gli occhi di una formica, attraverso il disfacimento della realtà, la ricerca di un surrogato della stessa o il suo rovescio. Perché ci nascondiamo nelle pareti come formiche? Per evitare la vista dell’altro alla luce del sole? In chiusura di serata “Sincronie di errori non prevedibili”. Un corpo si muove in uno spazio vuoto, è qualcosa di fragile che sta per saltare. Voce, corpo e suono si inseguono con arresti complici e indisciplinati. Una fuga composta da picchi brevi ed improvvisi, errori non prevedibili in un involontario sbaglio di programmazione o comportamento originariamente non voluto. Errori di visualizzazione grafica, sfasamento degli eventi audio sono irregolarità che nei loro punti di contatto scandiscono accenti di un canto dimenticato, un commiato del corpo in continua sottrazione ed espansione; gli elementi materiali e la luce costituiscono l’apparato per la messa in scena che permette allo spettatore di entrare in contatto con un’esperienza mutevole. La luce dissolve spazio e tempo, genera uno spostamento prospettico, una scomposizione del piano della visione. Il sipario si apre, lo spettacolo sei tu, applausi. Gianluca Rubeo

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