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I bambini ai tempi del coronavirus, Valletta: sempre più marginali e invisibili

Giulia Antenucci di Giulia Antenucci
7 Novembre 2020
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Avezzano. Con l’emanazione dell’ultimo Dpcm, ancora una volta, tranne che “..una didattica in presenza per le scuole dell’infanzia..”, non ci sono altre novità, rispetto all’argomento riguardante gli iscritti alle scuole statali, comunali e paritarie dell’infanzia. Viene da esclamare, con delusione, “i piccoli sono sempre l’ultimo o, peggio, il nessun pensiero per le Istituzioni. In questo tormentato periodo di pandemia, rileggendo tutta la legislazione prodotta sin dall’inizio, con certezza, si può affermare che le stesse si stanno dimenticando dei bambini”. Ad evidenziarlo è Sandro Valletta, docente e coordinatore pedagogico del Comune di Avezzano, che lo spiega in un’intervista.
Professore, cosa succede, i bambini non hanno più rilevanza sociale?
“La sua, è un’affermazione che mi preoccupa, perchè veritiera e condivisibile. Noto, con stupore, che nel Comitato Tecnico Scientifico, istituito per l’emergenza sanitaria da “Covid-19”, non c’è alcuna presenza di tecnici di area infantile. Gradisco credere ad una dimenticanza ma, questo, la dice lunga anche sulla priorità che hanno i piccoli nell’agenda politica. Il tutto, è una sconfitta, in primis, per i bambini e, soprattutto, per noi tutti, nessuno escluso, perchè le nostre future generazioni sono uscite dall’immaginario collettivo, perdendo la loro rilevanza sociale. Per essere precisi, e trovare elementi a favore dei piccoli, bisogna tornare indietro, nel lontano 1997, periodo in cui c’è stata una grande attenzione per l’infanzia, grazie alla Legge 285, per la promozione dei diritti e delle opportunità per la stessa e l’adolescenza, che fu molto considerata, anche a livello mondiale, in quanto, con questa produzione legislativa, l’Italia rientrava al centro dell’interesse internazionale, con una norma fortissima che destinava risorse economiche significative a tutte le realtà territoriali che avessero prodotto progetti a favore dei diritti dei bambini”.
Cosa è fondamentale in questo momento per i piccoli?
“Premesso che, purtroppo, molti di loro non hanno la possibilità di essere bambini e l’emergenza sanitaria, che tuttora viviamo, ha peggiorato la situazione, rendendoli sempre più marginali e invisibili. Prioritaria è la questione che presto si riapproprino dello spirito di socialità, di condivisione e di quelle abitudini, che l’età comporta, spesso venute meno a causa dell’emergenza “coronavirus”, sperando che possano aiutarli a riacquistare quella tranquillità, fondamentale a porre le basi per la loro vita futura, affinchè abbiano sempre il desiderio di conoscere la verità e la realtà che li circonda, per realizzare tutti i loro sogni, per ora, nel cassetto, non dimenticando mai, che anche gli istituti che li accolgono, da sempre, sono un baluardo contro la malavita, lo spaccio, l’illegalità diffusa e la povertà”.
Quale, secondo lei, l’aspetto principale non considerato dai nostri governanti?
“Principalmente, una proposta “politica” riportante una nuova attenzione verso l’infanzia, che si concretizzi in provvedimenti significativi. E qui mi rifaccio ad alcune, delle tante e interessanti, proposte del pedagogista piacentino Daniele Novara, riportate nel suo ultimo libro: primo, “creare un presidio pedagogico in ogni istituto scolastico”; secondo, “mettere a disposizione dei genitori un bonus pedagogico”; terzo, “rendere la Scuola dell’Infanzia obbligatoria”; quarto, “sostenere la professionalità degli insegnanti”; quinto, “destinare spazi cittadini ai bambini e ai ragazzi”. Richieste ponderate, affinchè i bambini diventino gli attori principali della loro crescita, sotto tutti i punti di vista. Un altro aspetto fino ad oggi trascurato dalla politica è la situazione in cui si trova l’educatore. In pratica, in tutte le decisioni, non ci sarebbe mai stato il coinvolgimento di questo operatore del settore”.
Quale, secondo lei, il mondo che dovrebbero vivere i piccoli e quale il suo auspicio?
“Intanto esprimo la mia piena disponibilità a partecipare a qualsiasi iniziativa, dove ritengano giusto ed opportuno avvalersi della mia persona. Poi. mi rivolgo a tutte le Istituzioni sollecitandole ad affrontare la questione, nei termini più impegnativi, per raggiungere il fine, da tutti auspicato, di fornire alla dirigenza e all’utenza un concreto segnale di attenzione e vicinanza, rivolto particolarmente verso coloro che rappresentano il nostro futuro e la nostra speranza, per un mondo migliore ed una vita piena di ogni Bene e Felicità, per non mancare di rispetto alla “persona bambino” e alle esigenze proprie di questa fascia d’età. Di conseguenza, al più presto, bisognerà uscire dall’ombra osando riproporre, con coraggio e determinazione, la centralità del bambino/persona, nelle politiche sociali, nel mondo dell’informazione e nei progetti per il futuro del nostro Continente. Non abbiamo molto tempo per farlo. I piccoli sono il vero indicatore del benessere sociale perchè in quella società dove stanno bene loro è quella dove stanno bene tutti”.
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Antonio Fratus

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