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Bomba ecologica nel Parco sequestrata dalla Procura distrettuale antimafia

Giulia Antenucci di Giulia Antenucci
5 Aprile 2019
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Collelongo. Bomba ecologica nel Parco sequestrata dalla Procura distrettuale antimafia dell’Aquila. Sotto accusa dieci le persone, tra impiegati, geologi, progettisti, titolari di imprese, che sono state iscritte dalla Procura nel registro degli indagati per i reati, a vario titolo , di inquinamento ambientale, falsità ideologica e abuso d’ufficio, nei lavori di ripristino della cava sita a Collellongo in località “Le Grottelle” che ricade nella fascia protetta esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo, Molise e Lazio.

Durante l’inchiesta delle forze dell’ordine, secondo quanto riportato dal Messaggero nell’edizione di ieri, sono stati rinvenuti ben 17mila quintali di rifiuti non pericolosi e cinque tonnellate di fanghi prodotti nei processi di disinchiostrazione oltre terre e rocce da scavo utilizzate per la miscellazione per circa 13mila tonnellate.

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La Procura Distrettuale Antimafia ha concluso le indagini e ha inviato le informazioni di garanzia a: Antonio Ferrari, responsabile del Servizio Tecnico del Comune di Collelongo; Remo Tamburro, imprenditore, Fabio Cabib, in qualità di responsanbile ambientale di una ditta; Daniele Nori, responsabile di stabilimenti; Giuseppe Pieri, imprenditore; Paolo Fontana, amministratore di una società; Pietro Ventrone, Nicola Fontana, sempre imprenditori e infine i tecnici Gaudenzio Leonardis, di San Demetrio ne Vestini, e Alessandra Maroncellin di Lanciano firmatari del progetto di recupero ambientale della cava, depositato presso la Giunta Regionale d’Abruzzo, che, secondo l’accusa, avrebbero dichiarato falsamente che “il sito non ricadeva all’interno della fascia di protezione esterna del Parco”.

Le persone raggiunte dal provvedimento sono assiste dall’avvocato Luigi Ciaccia. Gli investigatori contestano tra l’altro che tutti i rifiuti utilizzati per il ripristino della cava “ Le Grottelle” di Colleongo sono inidonei per attività di recupero ambientale e non erano conferibili. Tra marzo e dicembre del 2014 sono stati conferiti nel sito 112 tonnellate, senza autorizzazione , di fanghi provenienti da Caserta, mentre tra il 2014 e il 2016 altre 3.800 tonnellate provenienti dal Agrate Brianza e 878 tonnellate sempre dalla Campania.

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