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In Cassazione il processo all’omicida di Pescina, chiesta perizia per infermità mentale

Redazione Cronaca di Redazione Cronaca
15 Aprile 2016
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Veli Selmanaj, delitto di PescinaAvezzano. Annullamento della sentenza della Corte d’Assise d’Appello e un nuovo processo con una perizia per accertare una semi infermità mentale. E’ quanto chiederanno davanti alla prima sezione penale della Corte di Cassazione i legali di  Veli Selmanaj, condannato all’ergastolo per il duplice omicidio a colpi di pistola della figlia Senade e della moglie Fatima all’uscita di un supermercato di Pescina. I legali Antonio Milo e Davide Baldassarre avevano presentato una richiesta di perizia per semi infermità mentale. Una istanza che era stata  respinta. Per tale motivo hanno chiesto l’annullamento della sentenza della Corte d’assise d’appello all’Aquila affinché venga ripetuta alla luce di una eventuale perizia. In appello era stata confermata la condanna di primo grado. Oltre a scontare il massimo della pena, la sentenza nei confronti del padre e marito killer è stata pubblicata su circuiti web per quindici giorni. Una richiesta avanzata dal procuratore generale Romolo Como. Selmanaj, secondo la sentenza, sarà anche espulso dall’Italia una volta scontato la pena dell’ergastolo.  Dovrà inoltre pagare una provvisionale di 50mila euro.  Ora la chiave del processo in Cassazione, che si terrà  il 14 giugno, ruota tutta intorno alla perizia d’ufficio negata. Lo scopo era quello di valutare una eventuale incapacità di intendere e di volere dell’imputato. Durante il processo, le figlie, difese dall’avvocato Leonardo Casciere, hanno confermato che in casa dovevano subire continue violenze e angherie e hanno raccontato che spesso il padre rientrava ubriaco e che loro, compresa la sorella, la vittima Senade, erano costrette a subire spesso molestie. Nel corso dei dibattimenti, è stato sentito anche un consulente della difesa che ha parlato di semi infermità mentale a causa di uno stato di depressione. Accusa e parti civili hanno invece sostenuto che non c’era necessità di perizia visto che il killer era lucido al momento del gesto.

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