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Sindaci e Comunità Montana contro la norma che riorganizza il Parco Sirente Velino

Redazione Attualità di Redazione Attualità
2 Agosto 2011
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Avezzano. Un emendamento inserito nella legge regionale “disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria” rischia di far saltare la rappresentanza territoriale nell’ente parco Sirente Velino. Un fatto che arriva dopo l’approvazione nella seconda commissione della legge  di riordino dell’ente, a firma del consigliere Emilio Iampieri, che aveva trovato l’assenso di molti sindaci con i comuni ricadenti nell’area parco. Un accordo che ora rischia di saltare per tre righe inserite alla svelta in un emendamento regionale. “In pratica”  spiegano i sindaci e il presidente della comunità montana Sirentina luigi Fasciani “Si vuole creare un consiglio direttivo retto da soli tre esponenti, uno in rappresentanza di una associazione ambientalista regionale, uno designato dall’assessore regionale all’ambiente, mentre l’ultimo nominativo, dovrà essere indicato dai sindaci del territorio. In questo modo si va contro la legge quadro nazionale che prevede una partecipazione preminente degli enti locali, mentre malgrado l’ampio consenso dato alla legge Iampieri, contrariamente, si decide di riaprire uno scontro con il territorio”. Insomma, come dire, fatta la legge trovato l’inganno. Una condizione che sta creando vivo malumore tra gli amministratori e che potrebbe portare il parco, ad un commissariamento ( che tra l’altro è in carica da un anno e mezzo) perenne, costante e definitivo. “Ci opponiamo a questa legge che mortifica in modo esasperante il territorio. Un esproprio alla rappresentanza democratica che si innesta ad un impoverimento continuo e costante creato da scelte poco attente alle zone interne, che stanno pagando un prezzo molto alto. Ora, con la scusa della riduzione dei costi della politica si vuole impoverire la rappresentanza democratica e il diritto costituzionale degli enti locali, a governare il proprio territorio. Quest’ultimo, però, non intende rinunciare a gestire il proprio futuro, tanto che molti comuni sono pronti a deliberare per uscire fuori dal parco. Infatti, a quale scopo restare in un ente se non si possono proporre le istanze del territorio e non si possono condividerne le scelte ?”. Una domanda che potrebbe avere delle fattive risposte in termini di riduzione territoriale dell’ente Parco .

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